di Carmine Nardone]
Abstract
In un’epoca in cui le multinazionali hanno assunto il ruolo di “super-partiti” transnazionali, la politica sembra arretrare anche sul terreno della regolazione dei rischi. Il principio di precauzione, uno dei fondamenti del diritto europeo in materia di salute e ambiente, è sotto attacco. In questo contesto, l’intelligenza artificiale (IA) e le tecniche di “soft computing” rappresentano una leva inedita per rafforzare la capacità pubblica di valutazione “ex-ante” della nocività, in un’ottica preventiva e democratica. La sfida è culturale e politica: passare da un modello fondato sulla deregulation e sul primato del mercato a uno in cui conoscenza e responsabilità pubblica si alleino per tutelare la salute delle persone e del pianeta.
1. Il principio di precauzione sotto attacco
Il principio di precauzione, sancito dall’articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, impone interventi preventivi in presenza di rischi per la salute umana o per l’ambiente, anche quando la certezza scientifica non sia completa. Si tratta di un principio scomodo per il mercato, che tende a privilegiare la rapidità di immissione dei nuovi prodotti. Le grandi multinazionali – oggi vere e proprie entità post-statuali – contestano l’applicazione estensiva del principio, affermando che la “nocività”, al contrario della tossicità acuta, è valutabile solo nel medio e lungo termine e che quindi è incompatibile con le esigenze del commercio globale. Questo scontro non è neutrale: è in gioco la tutela delle generazioni future, la trasparenza delle scelte e la capacità della politica di orientare l’innovazione.
2. Nocività e rischio: una nuova epistemologia
La questione centrale riguarda il rischio da nocività e la possibilità di prevederlo. I rischi si possono dividere in due grandi categorie: Rischi prevedibili: quando vi sono dati scientifici sufficienti a costruire modelli predittivi. Rischi incerti o ignoti: quando i dati sono insufficienti, ma si intuisce la possibilità di effetti dannosi.Oggi le tecniche di analisi convenzionali non sono sufficienti per affrontare entrambe le tipologie. Occorre un salto di paradigma.
3. Il ruolo dell’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale, attraverso strumenti come il machine learning, le reti neurali e il soft computing, consente di: elaborare milioni di dati clinici, ambientali e molecolari in tempi rapidi; costruire modelli predittivi ex-ante su base probabilistica; simulare interazioni a lungo termine tra sostanze chimiche e sistemi biologici; valutare possibili effetti cancerogeni o degenerativi prima della commercializzazione. L’integrazione con le scienze omiche (genomica, proteomica, metabolomica) e l’uso di supercalcolo e data sharing tra istituzioni pubbliche può trasformare le Authority in soggetti attivi e indipendenti nella valutazione dei rischi.
4. La frattura tra USA ed Europa
Il contrasto è evidente nei modelli di regolazione: USA Europa
Deregolamentazione crescente Legislazione cautelativa (REACH, EFSA)
Tossicità acuta come criterio Precauzione su tossicità e nocività
Aspettativa di vita ↓ (76,4 a) Aspettativa di vita ↑ (81,5 a)
Sanità privatizzata Sanità pubblica universale
L’arretramento del principio di precauzione, come prospettato da accordi falliti come il TTIP o dalle politiche trumpiane, non è senza conseguenze sulla salute collettiva.
5. Precauzione e giustizia ambientale
Ulrich Beck definiva i rischi della modernità come conseguenze sistemiche dell’azione tecnologica e industriale, la cui distribuzione è tutt’altro che equa: Generazionale: benefici ora, rischi alle generazioni future. Territoriale: rischi concentrati nei paesi più poveri. Sociale: rischio scaricato sui gruppi più vulnerabili. L’uso etico e democratico dell’IA può contribuire a redistribuire le conoscenze, democratizzare l’accesso alle valutazioni di rischio, e rafforzare l’autonomia delle istituzioni pubbliche.
6. Riequilibrare città e campagna: una transizione alimentare
Il rafforzamento del principio di precauzione deve avvenire insieme a un ripensamento delle filiere agroalimentari: Ridurre i trasporti producendo più cibo vicino ai luoghi di consumo (serre idroponiche urbane, orti di condominio). Sfruttare le aree dismesse per realizzare biofabbriche urbane a emissioni zero. Valorizzare colture sostenibili, come le arboree e le leguminose, che rigenerano il suolo e assorbono CO₂.
Produrre alimenti in sicurezza, con meno pesticidi, antibiotici e additivi. La transizione ecologica e quella alimentare sono inseparabili. L’intelligenza artificiale può supportare la loro integrazione in tempo reale, attraverso modelli predittivi e sistemi di monitoraggio ambientale continuo.
7.Gli effetti possibili dei recenti accordi sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti
I recenti accordi sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti – spesso negoziati sotto il segno del libero scambio e della “semplificazione delle barriere non tariffarie” – rischiano concretamente di indebolire l’applicazione del principio di precauzione in Europa, in particolare nel settore alimentare e agricolo.
Ecco i punti chiave della questione:
A). Cosa succede con i nuovi accordi sui dazi
Gli accordi commerciali recenti (o in fase di discussione), pur evitando esplicitamente riferimenti diretti al principio di precauzione, favoriscono l’armonizzazione dei regolamenti tra UE e USA, per facilitare gli scambi. Questo può significare, in pratica: importare alimenti o prodotti agricoli autorizzati negli USA ma vietati o limitati nell’UE, evitare controlli preventivi “rigorosi” in nome dell’equivalenza regolatoria.
B). Differenza fondamentale di approccio: Europa vs USA
Unione Europea Stati Uniti
Principio di precauzione (art. 191 TFUE) Principio di “evidenza del danno”
Blocco preventivo in caso di rischio incerto Autorizzazione finché non si dimostra la pericolosità
Maggiore cautela su OGM, pesticidi, additivi Uso più ampio di sostanze a rischio (es. cloro, ormoni, glifosato)
C). Rischi reali di deregolamentazione alimentare
Con l’allentamento dei dazi e l’equiparazione delle procedure, possono arrivare in Europa:
Carni trattate con ormoni o cloro (vietate in UE), Prodotti agricoli con pesticidi ad alto impatto (negli USA ancora legali), OGM non tracciati, ammessi in USA senza etichettatura obbligatoria. Alimenti ultra processati con additivi autorizzati in America ma non in Europa.
D) La posta in gioco: aggirare il principio di precauzione
Le multinazionali e i negoziatori commerciali non attaccano il principio frontalmente, ma agiscono così:
Spingono per l’equivalenza normativa (cioè trattare come “sicuro” un prodotto approvato in USA),
Impongono pressioni economiche e contenziosi internazionali quando un Paese UE vuole applicare il principio di precauzione (es. clausole ISDS nei trattati), Favoriscono il dumping normativo: chi ha standard più bassi ha anche costi minori.
6. Conclusione: serve vigilanza democratica
In sintesi, la liberalizzazione dei dazi può diventare una scorciatoia per aggirare le norme europee su salute, ambiente e sicurezza alimentare. Per evitare che ciò accada servono:
trasparenza nei negoziati commerciali (oggi spesso opachi),
rafforzamento delle autorità pubbliche indipendenti (EFSA, EMA, ecc.),
uso dell’IA per valutazioni ex-ante, , presidio politico e civico a difesa del principio di precauzione come pilastro della democrazia sanitaria e ambientale. Il principio di precauzione non è una nostalgia del passato, ma una scommessa sulla conoscenza e sul futuro. Nell’epoca del calcolo ad alte prestazioni e dei big data, ignorare i segnali precoci di nocività non è più accettabile né inevitabile. Occorre un nuovo patto tra scienza, istituzioni pubbliche e cittadinanza. Un patto in cui l’IA sia al servizio della vita e della giustizia ambientale, non solo della competitività. In gioco non c’è solo il diritto alla salute, ma il senso stesso della democrazia e del progresso.
