1. Transizione ecologica e giustizia climatica
- Abbandonare i fossili: Accelerare la transizione energetica con investimenti in rinnovabili, idrogeno verde e tecnologie per la cattura della CO₂.
- Giustizia climatica: I Paesi sviluppati devono farsi carico dei costi della transizione per le economie più vulnerabili, evitando che le disuguaglianze si aggravino.
- Riforma degli accordi commerciali: Introdurre clausole ambientali vincolanti negli accordi internazionali (es.: penalizzare i prodotti ad alto impatto carbonico).
2. Riduzione delle disuguaglianze sistemiche
- Tassazione progressiva globale: Contrastare i paradisi fiscali e armonizzare le politiche fiscali per ridistribuire ricchezza (es.: tassa sulle multinazionali del 15% proposta dall’OCSE).
- Protezione sociale universale: Garantire servizi essenziali (sanità, istruzione) e reddito minimo in contesti di automazione e precarietà.
- Riforma del commercio internazionale: Promuovere accordi che tutelino i lavoratori e le piccole economie, anziché favorire solo i grandi attori.
3. Governance globale e multilateralismo rinnovato
- Rafforzare le istituzioni multilaterali: Riformare ONU, FMI e OMC per renderle più inclusive (es.: maggior peso a Paesi in via di sviluppo).
- Diplomazia climatica e tecnologica: Creare piattaforme di coordinamento per gestire beni comuni (acqua, aria, dati digitali).
- Contenere i nazionalismi: Costruire alleanze regionali (es.: UE, ASEAN) come antidoto al caos geopolitico.
4. Tecnologia ed etica del progresso
- Regolamentare l’IA e i big data: Evitare monopoli tecnologici e garantire che l’innovazione non amplifichi disuguaglianze (es.: diritto alla privacy, tassazione dei robot).
- Accesso universale al digitale: Superare il divario tecnologico tra Nord e Sud del mondo, investendo in infrastrutture e formazione.
- Scienza al servizio della società: Prioritizzare ricerca su clima, salute pubblica e energie pulite, non solo su logiche di mercato.
5. Educazione e consapevolezza culturale
- Rivoluzione pedagogica: Insegnare competenze trasversali (pensiero critico, ecologia, cittadinanza globale) anziché modelli obsoleti.
- Combattere la disinformazione: Promuovere media literacy e piattaforme pubbliche per un dibattito informato.
- Valorizzare le diversità: Includere voci marginalizzate (indigeni, giovani, donne) nelle decisioni sul futuro.
6. Pace e disarmo come priorità
- Ridurre le spese militari: Reindirizzare risorse verso salute, educazione e transizione verde (es.: il 2% del PIL NATO destinato alla difesa potrebbe finanziare progetti climatici).
- Diplomazia preventiva: Affrontare le cause profonde dei conflitti (povertà, crisi climatica, migrazioni) invece di militarizzare i confini.
7. Empowerment delle comunità locali
- Decentralizzare il potere: Sostenere modelli di economia circolare, energie comunitarie e agricoltura rigenerativa.
- Partecipazione dal basso: Coinvolgere cittadini in processi deliberativi (es.: assemblee climatiche).
8. Etica dell’economia
- Superare il PIL: Adottare indicatori di benessere che includano sostenibilità, equità e qualità della vita.
- Economia della cura: Valorizzare il lavoro non retribuito (assistenza, educazione familiare) e ridurre le disparità di genere.
Conclusione
La fine di un’epoca è anche un’opportunità per ridefinire valori e priorità. Serve un nuovo patto sociale globale che ponga al centro la dignità umana, i limiti ecologici del pianeta e la cooperazione. I dazi e i nazionalismi sono sintomi di un sistema in crisi, ma non possono essere la risposta. La sfida è trasformare la complessità attuale in un progetto collettivo, dove tecnologia, etica e giustizia si intreccino per un futuro resiliente. Come scriveva Gramsci, «il vecchio muore e il nuovo non può nascere»: sta a noi costruire gli strumenti per farlo emergere.
