Di Carmine Nardone
Con il passaggio dalla trazione animale alla meccanizzazione agricola, scomparvero progressivamente anche i “valani”, manovali agricoli che per secoli avevano rappresentato una figura centrale del mondo rurale meridionale. La loro estinzione è avvenuta in coincidenza con l’arrivo dei trattori e con il lento affermarsi di nuove relazioni di lavoro agricolo negli anni Sessanta.
Una delle più evidenti sopravvivenze di un’economia arcaica è stata il “mercato delle braccia”, di origine feudale, che si teneva ogni anno il 15 agosto, in occasione della festa dell’Assunta. Questo avveniva in numerose città del Mezzogiorno agricolo, tra cui Benevento, e coinvolgeva soprattutto bambini tra i 7 e i 13 anni – noti come “garzoni” – e giovani adulti chiamati appunto “valani”.
A Benevento, il reclutamento avveniva tra piazza Orsini, piazza Duomo e i vicoli adiacenti, all’alba del 15 agosto. Le trattative si svolgevano direttamente tra il datore di lavoro e il padre del ragazzo, oppure con il valano adulto, e avevano una durata annuale. I garzoni, una volta “contrattati”, venivano accompagnati nella proprietà dell’affittuario o del grande proprietario terriero l’8 settembre, festa della Madonna di Settembre. Da quel giorno, iniziava un periodo di lavoro continuativo di dodici mesi.
La paga era misera: per un ragazzo si parlava di 5.000 lire e 5 quintali di grano l’anno. Per i valani adulti, la somma saliva a 12.000-13.000 lire e 13 quintali di grano. In molti casi, i minori ricevevano solo vitto e alloggio, senza salario. Il vitto stesso era spesso misurato “a peso” in pane, in proporzione alle giornate lavorative. L’alloggio era in stalla, su pagliericci improvvisati, in promiscuità con gli animali.
Il lavoro iniziava prima dell’alba, alle tre del mattino, con la pulizia della lettiera e la gestione degli animali: abbeveraggio, foraggiamento, striglia, lavaggio e preparazione per il lavoro nei campi. Terminato il turno mattutino, si faceva una pausa per la colazione, poi si riprendeva nel pomeriggio fino alle 18, per poi rientrare in stalla e completare le attività serali.
I valani seguivano tutte le fasi del ciclo colturale: dalla semina all’aratura, dalla mietitura alla raccolta, al trasporto, fino alla sistemazione delle stalle. Una fatica continua, in condizioni disumane, con orari massacranti e senza diritti.
Il primo a denunciare pubblicamente questa pratica fu Francesco Romano nel 1950, attirando l’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica. Il sindacato dei braccianti, Federbraccianti-CGIL, sostenne una lunga battaglia per abolire il mercato dei garzoni, che aveva ancora luogo legalmente nei primi anni ’50.
Uno straordinario documento fotografico, datato 1952, mostra il mercato dei valani a piazza Duomo di Benevento, immortalato da un giornalista inglese. Le immagini, oggi conservate e rese accessibili grazie alla collaborazione di Rito Martignetti e del Museo del Sannio, costituiscono una preziosa testimonianza storica.
Per chi voglia approfondire, si segnala il volume di Elisabetta Landi, Il mercato dei “valani” a Benevento. La compravendita del lavoro infantile nel Sud Italia tra il 1940 e il 1960, Edizioni Futura, 2012. Un testo fondamentale per capire fino a che punto l’arretratezza delle strutture agrarie e delle relazioni di lavoro abbia resistito nel tempo, fino quasi alla soglia dell’industrializzazione.


Foto di Salvatore Purificato: ricovero notturno per il valano nella stalla conservato nella proprietà Barricelli di contrada Camerelle, Benevento.