di Carmine Nardone
Secondo Ulrich Beck, le società moderne sono caratterizzate da una presenza inevitabile di rischi, considerati quasi come il “destino naturale” di una civiltà che, pur riconoscendo le conseguenze indesiderate delle proprie azioni, le accetta e le giustifica. La domanda centrale, quindi, riguarda chi abbia il potere di decidere quali rischi sono accettabili e come devono essere equamente distribuiti. Spesso si osserva una discrepanza tra chi beneficia di certi vantaggi e chi sopporta il peso dei costi e dei rischi associati. Storicamente, la distribuzione dei rischi è stata diseguale a causa di vari fattori, tra cui:
Sociali: Una distinzione tra ricchi e poveri, dove i primi godono dei benefici mentre i secondi subiscono i rischi.
Generazionali: Con benefici immediati per alcuni, ma rischi posticipati per le generazioni future.
Territoriali: Una distribuzione disuguale tra paesi ricchi e paesi poveri.
Sviluppo: Rischi che vengono considerati accettabili per economie di mercato o pianificate, ma inaccettabili per uno sviluppo sostenibile, come nel caso della perdita di biodiversità.
Queste disuguaglianze economiche e sociali storiche del XX secolo si mescolano con quelle emergenti nel nuovo millennio, creando uno scenario complesso e problematico. Alcuni dei nuovi fattori di disuguaglianza includono:
Distribuzione ineguale della conoscenza: L’accesso alla conoscenza e alla tecnologia è spesso limitato ai paesi e ai ceti più più ricchi, lasciando indietro gli altri.
Danni ambientali e climatici: I danni causati dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale vengono spesso sopportati in modo sproporzionato dai paesi meno sviluppati.
Disuguaglianza tra generazioni: Questo è forse il problema più grave. Le generazioni future ereditano un pianeta meno fertile, con risorse naturali in costante diminuzione.
Le cause di questa crisi possono essere ricondotte a una serie di fattori generali:
Insostenibilità dei modelli di sviluppo: I modelli economici del XX secolo hanno privilegiato vantaggi immediati, posticipando i rischi a lungo termine, in particolare per quanto riguarda le risorse non riproducibili.
Criminalità organizzata: La crescente influenza della criminalità organizzata nel settore agroalimentare ha creato connessioni criminali su scala globale.
Ritardi istituzionali: Le istituzioni spesso non riescono ad approvare o a far rispettare le leggi per promuovere la sostenibilità e l’equità sociale.
Perdita di rappresentanza politica dei poveri: I poveri hanno meno voce in capitolo e meno risorse per combattere la povertà.
Ritardi nelle convenzioni internazionali: L’incapacità di aggiornare le convenzioni internazionali per riconoscere i diritti dei “profughi ambientali”, come stabilito dalla Convenzione di Ginevra.
Questo insieme di fattori contribuisce a una situazione globale caratterizzata da profonde disuguaglianze e da una crescente crisi ambientale e sociale.