Il Set Aside e le rendite fondiarie

di Carmine Nardone

Nel 1988 con il Regolamento CEE 1272/88 (quindi non con una Direttiva che avrebbe consentito di personalizzare il provvedimento alle specificità territoriali dei singoli Paesi)  venne, com’è noto, adottato il Set-Aside.

ll Set-Aside (in inglese, letteralmente, mettere da parte) consisteva nel ritiro dalla produzione di una determinata quota della superficie agraria utilizzata; quest’ultima doveva essere lasciata a riposo per periodi più o meno lunghi (anche fino a 20 anni). La pratica agronomica era ispirata dalla necessità di controllare la sovrapproduzione di cereali, e di altri seminativi, al fine di evitare gli effetti depressivi sui prezzi agricoli e incentivare la tutela della biodiversità vegetale e animale. La scelta di destinare porzioni di terreno al Set-Aside era incentivata dalla politica agricola comune (PAC), che prevedeva la corresponsione di un contributo economico al proprietario del fondo.

Personalmente sono stato sempre contrario, in primo luogo per la dicotomia tra le finalità annunciate (ridurre l’offerta agricola per far aumentare i prezzi dei prodotti agricoli in azienda e tutelare genericamente la biodiversità vegetale e animale) e gli effetti reali prodotti.  Rispetto alla prima finalità è da notare l’assoluta inefficacia di questa misura perché la determinazione del prezzo tra domanda e offerta e l’elasticità dello stesso al variare della domanda o dell’offerta si verifica solo in un sistema chiuso. Quando invece ci troviamo in una condizione di globalizzazione dei mercati con importazione di merci a prezzi molto più bassi di quelli praticati sul mercato interno, con effetti anche di dumping sociale, la riduzione dell’offerta agricola non incide sui prezzi facendoli aumentare.

Rispetto al secondo punto  l’incolto previsto  solo di natura quantitativa non è una garanzia di efficacia per la tutela della biodiversità per le seguenti ragioni:

1)la biodiversità vegetale necessita di puntuali monitoraggi territoriali con calcolo di un indice importante che è quello di Claude  Shannon[1] sull’equa partizione delle specie da utilizzare come base per soluzioni personalizzate per la tutela della biodiversità;

2)la tutela della biodiversità deve riguardare anche l’agricoltura intensiva promuovendo in ogni azienda a secondo della storia territoriale e degli indici delle biodiversità delle macchie di campo personalizzate agli obiettivi  di tutela  dei sistemi ecologici[2].

3) nella strategia delle terre incolte non c’è nessun riferimento o correlazione con la specificità delle specie a rischio di estinzione ( vedi Red-List)[3].

Questo è un classico esempio di come le finalità ufficiali nascondevano  quelle vere: soldi pubblici alle rendite agrarie. Correlare gli alla superficie significa  più soldi pubblici ai grandi proprietari terrieri. In Europa  il 3,2 % dei proprietari possiede il 52,7% della terra! Tenere la terra incolta senza darla in fitto e incassare soldi pubblici.

Al fine di migliorarne l’impatto ecologico, nel 1992 si introdusse il Set-Aside accompagnato da metodi di rotazione colturale. Nel corso degli anni 2000, le politiche di sostegno al Set-Aside sono state oggetto di ripensamento, alla luce del mutato contesto agroalimentare mondiale, caratterizzato da tendenze economiche globali di crescita dei prezzi in agricoltura. La rimodulazione dell’intervento intendeva mitigare la carenza di offerta sul mercato comunitario dei cereali, incrementando lo stock delle forniture e favorendo una discesa dei prezzi dopo due stagioni consecutive di raccolti più bassi.

A seguito di questo, il 16 luglio 2007, la Commissione europea annunciò l’intenzione di pubblicare una proposta di riduzione delle richieste di Set-Aside fino all’azzeramento nel 2008 e la proposta fu formalmente adottata il 26 settembre 2007. Il 20 novembre 2008, la Commissione decise di abolire completamente il Set-Aside. Nel 2003 la PAC è stata sottoposta a un processo di riforma dall’austriaco Franz Fischler con l’obiettivo di migliorare la competitività dell’agricoltura europea, promuovere un’agricoltura sostenibile ed orientata al mercato, rafforzare lo sviluppo rurale. La riforma introdusse il disaccoppiamento degli aiuti e l’istituzione del regime di pagamento unico. Gli aiuti per ettaro, sia del Set-Aside che degli aiuti disaccoppiati, sono di fatto incentivi pubblici alla rendita fondiaria.

In Italia le terre incolte sono circa 3,5 milioni di ettari in parte di proprietà pubblica e in parte privata. Da sottolineare inoltre la sottoutilizzazione  delle terre coltivate. Nel 2021 l’Italia ha importato oltre 2,2 milioni di tonnellate di grano duro, utilizzato per produrre pane e pasta. A queste si aggiungono le oltre 4,5 milioni di tonnellate importate di grano tenero, usato invece per i dolci e altri prodotti lievitanti.

La conservazione dei parenti selvatici delle colture e l’incolto

I parenti selvatici sono componenti essenziali degli ecosistemi naturali e agricoli e quindi indispensabili per mantenere un sano equilibrio ambientale. La loro conservazione e l’uso responsabile sono molto importanti per il miglioramento della produzione agricola, per l’aumento della sicurezza alimentare e per il mantenimento di un ambiente sostenibile. Per queste tutele non serve l’incolto indistinto bensì un monitoraggio intelligente[4] del territorio ovvero l’elaborazione di una carta della naturalità[5]. Le popolazioni naturali dei parenti selvatici sono sempre più a rischio, perché è minacciata la permanenza dell’ habitat che le ospita, dato che il degrado dell’ambiente naturale e la conversione verso usi non agricoli esercita una pressione elevata sull’ambiente naturale. La deforestazione porta alla perdita di importanti popolazioni di parenti selvatici degli alberi da frutta, delle noci e dei raccolti industriali (albero della gomma, per esempio). Le popolazioni di parenti selvatici dei cereali, che sono originali di zone aride e semi-aride, sono drammaticamente ridotte dal sovra pascolo e la conseguente desertificazione. La crescente industrializzazione dell’agricoltura ha ridotto notevolmente le aree utilizzate alla coltivazione o moltiplicazione spontanea dei parenti selvatici, mentre è ormai consolidato il fatto che la conservazione del patrimonio genetico trasmesso dai parenti selvatici è vitale per il futuro. Con la Carta della Naturalità si promuovono azioni personalizzate di tutela della biodiversità attraverso una programmazione mirata delle cornici[6] vegetali dell’agro mosaico, delle macchie di campo e le cornici vegetali delle aie (vedi elaborazione originale di Donato Matassino  del “bioterritorio intelligente”[7]).


[1] Indice di diversità di Shannon (H’)  è usato in statistica nel caso di popolazioni con un numero  elevato di elementi. Esso considera sia la ricchezza in specie sia la loro evenness. Esprime cioè il grado di omogeneità col quale gli individui sono distribuiti nelle varie specie che compongono una comunità. Il vantaggio di questo indice è che riesce a far risaltare le specie rare.

[2] Cfr.       Nikolaj Vavilov (Autore) C. M. Fiannacca (Traduttore)   L’ origine delle piante coltivate. I centri di diffusione della diversità agricola, Pentagora, 2015

[3] La Lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura  è stata istituita nel 1948 e rappresenta il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre.

[4]C. Nardone, S. Rampone (a cura di) Global Sustainability Inside and Outside the Territory  World Scientific ,Singapore, 2014.

[5] Cfr. C. Guarino, G, Fasano e C. Nardone (a cura di) ,”Atlante dei Siti di Interesse Comunitario(S.I.C.) della Provincia di Benevento .Edizione Media Press, Puglianello (BN),2007.

[6]Cornici dell’agro-mosaico: le ‘alberate di bordura’ erano pratiche antiche e sagge per la protezione del suolo .lungo il bordo dei tratturi, delle strade, dei confini o dei corsi d’acqua, da qui il termine “bordature”, venivano piantati pioppi, gelsi e olmi o altri arbusti. La loro funzione era duplice, di protezione per i corsi d’acqua e le strade e di cibo per gli animali. I salici (salix alba), erano piante adoperate sugli argini dei ruscelli e dei fiumi. I rami dei salici erano ,spaccati in due, anche utilizzati per legare i tralci delle viti. Sempre con i salici si realizzavano scope : il miglio veniva stretto con i salici.   La pianta era adoperata per altri usi minori. Tutto questo grazie alla flessibilità dei rami. Lungo le strade interpoderali ,tratturi o strade di grandi comunicazioni le alberate servivano anche come ristoro per i viaggiatori e per gli animali. Le bordure differiscono a seconda delle caratteristiche dei torrenti. Nelle zone dove le sponde sono basse e la pendenza non è elevata si sviluppano in particolare salici e pioppi in altre zone, più stagnanti si sviluppano rigogliosi canneti ( arundodonax lo arundopliniiturra). Le bordure si espandono da entrambi i lati dei corsi d’acqua in maniera irregolare e tale da formare una vera e propria boscaglia ricca di biodiversità. Alberi e arbusti ( rovi, biancospini,

ginestre ,sambuco ecc.). Formano delle cornici variopinte che mutano di colore a seconda della composizione e delle stagioni. Più omogenee le alberate delle strade rurali con la storica prevalenza dei gelsi (morus alba e morusnigra).

[7]  Cfr.     Donato Matassino, “Global sustainability for a world of smart’ bioterritories  in Global Sustainability Inside and Outside the Territory” World Scientific ,Singapore, 2014.

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