Il Governo , forze politiche e organizzazioni sindacali e di categoria sono impegnati a discutere dei miliardi del Recovery Plan con l’impegno del Presidente del Consiglio Mario Draghi a presentare entro il 30 aprile il PNRR all’UE. Purtroppo è mancata finora una istruttoria convincente o registrando un sostanziale silenzio (o circoscritto interesse) ad analizzare le cause e trovare soluzioni ai gravi ritardi riscontrati nell’attuazione dei 74 programmi italiani 2014-2020 (POR, PON e PSR) finanziati da Fondo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale (FSE) e Fondo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).Sono molte le risorse non spese e la qualità di quelle spese non è elevata. Il sud che ha più bisogno di investimenti pubblici è quello che dispone però di una governance più critica e incapace. Per il mezzogiorno è vitale e prioritario affrontare con radicalità le criticità amministrative. Meno bandi e più risorse a sportello. Contestualmente affrontare comunque anche il tema del riparto nord-sud dei fondi del PNRR. La considerazioni della Svimez sono di straordinaria importanza. “Ogni euro speso al Sud in utility genera un valore aggiunto del 20-23% al Centro Nord” grazie all’aumento della domanda interna. Lo ha detto il direttore di Svimez Luca Bianchi in audizione alla Camera sul Recovery Fund sottolineando che abbandonare il modello storico della spesa ordinaria al Sud (solo al 20-22% e penalizzante rispetto al centro- nord) crea vantaggi economici per tutto il Paese. Il nuovo modello di spesa riparametrato al numero della popolazione, introdotto dalla legge De Vincenti, ma al momento non ancora applicato, porterebbe al 34% la quota di spesa destinata al Mezzogiorno. Svimez ha analizzato gli effetti dell’uso dei 77 miliardi a fondo perduto del Recovery Fund usati secondo i diversi parametri. Usando il parametro storico del 22% al Sud e il 78% al Centro Nord, l’impatto sul Pil sarebbe di +3,99% a livello nazionale, di cui +4,3% al Centro Nord e +2,7% al Sud. Con una spesa al 34% al Sud e il restante 66% al Centro Nord il Pil Nazionale salirebbe a 4,38% con un +4,0% al Centro Nord e un +5,5% al Sud. “Bisogna cambiare il modello di spesa pubblica, nell’ottica dell’interesse nazionale, risolvendo i nodi strutturali permetterà di incidere sul tasso di crescita complessiva del paese” ha concluso Bianchi.