Recensione del libro “BENE PRIMARIO” di Carmine Nardone, Edizioni Ideas, Benevento,2021

di

 MARIA IVANA TANGA

‘Bene primario’ può essere considerato, a buon titolo, il libro della ‘maturità’ di Carmine Nardone, quello in cui tira le somme di una vita di studi, di progetti, di interessi, di lavoro appassionato. Un lavoro in cui emerge chiara, evidente la figura di studioso innamorato della terra, animato da autentica passione civile nella difesa dell’ambiente, così come nella difesa degli ‘ultimi’, dei ‘senza diritti’, dei reietti. Il grande merito di questa sua ricerca è quello di aver sottolineato come la difesa della terra e degli eco-sistemi vada di pari passo con la lotta alle diseguaglianze, alle ingiustizie sociali provocate non solo da un progresso falso, effimero, per certi versi, distruttivo degli antichi equilibri, ma anche da un vuoto politico, dall’assenza di una strategia d’azione, soprattutto a Sinistra. ‘Servirebbe una moderna Sinistra concretamente ‘universalista’ dei diritti e di lotta alle diseguaglianze, alternativa ai sovranisti e alle destre populiste’ riflette Nardone a conclusione della sua ricerca.

L’autore, formatosi alla scuola di Agraria di Portici, discepolo di Manlio Rossi-Doria, offre, oltre ad analisi lucide e puntuali, anche ricette innovative  e soluzioni  all’avanguardia rispetto ad un mondo che cambia vorticosamente, omologato, appiattito sul modello unico capitalistico, produttore di diseguaglianze, di disparità non soltanto economiche. Al modello keynesiano di sviluppo, entrato da tempo in crisi, Carmine Nardone oppone un tipo di riformismo ‘eco-sostenibile’, che fa della politica ambientalista la sua bandiera, fornendo ‘una risposta concreta all’ondata ‘sovranista’ della destra divisiva’. 

Un ‘libro-manifesto’, dunque, del suo pensiero più maturo riguardo alle grandi sfide, alle grandi tematiche messe in campo dai cambiamenti provocati dal processo di globalizzazione. ‘L’umanità è di fronte ad una sfida globale: salvaguardare il pianeta terra per garantire le future generazioni’ è questo il compito che, per Nardone, attende il futuro dell’umanità. Un compito, certo, non da poco, per il quale lo studioso suggerisce di partire dalla difesa dei territori in ambito locale, anche detti, ‘bio territori’. Contro le dinamiche ‘globali’, l’autore suggerisce di intraprendere quella che egli stesso chiama ‘gestione intelligente’ dei ‘bio territori’, ossia ‘un modello di gestione sostenibile delle risorse naturali di un territorio da parte delle comunità locali’. Una gestione ‘sostenibile’ in netto contrasto con le spinte disgreganti, ‘insostenibili’ di quel neo-liberismo selvaggio, imperante attualmente. Un neo-liberismo che sta allargando pericolosamente la forbice tra nord e sud del mondo, tra Paesi ricchi e Paesi poveri, creando sacche di povertà indicibili, del tutto fuori controllo. ‘Il liberismo senza alternative ha privato l’economia dei contrappesi della solidarietà – afferma l’ autore – e ha contribuito a rompere quel patto antico che lega l’uomo alla natura’. A questo riguardo, Nardone elenca, tra i ‘diritti universali’, il diritto al cibo, ‘bene primario’ di cui ha diritto di accesso ogni individuo. Il compito che si propone è quello ‘di capire come costruire un percorso orientato ad un’evoluzione sostenibile per la produzione di cibo, con la consapevolezza che si tratta di un bene irrinunciabile’. ‘Egli ha considerato il comparto agro-alimentare come fattore strategico per la ripresa, collegando l’Italia nel quadro di un cambiamento della politica in senso ambientalista’ riflette Simone Misiani nella post-fazione.

Un libro, questo suo ultimo, in cui convergono tutti i temi più cari all’autore: dallo sviluppo sostenibile alla difesa dell’ambiente, dal delicato rapporto tra l’uomo e la terra alla lotta contro le diseguaglianze, dai cambiamenti climatici alla lotta contro la fame nel mondo. Una vera e propria ‘summa’ di tematiche e di problematiche delicatissime, di grande attualità, che l’autore affronta con lucidità di analisi e con profonda competenza, muovendosi su un terreno decisamente complesso, ma che padroneggia con grande sicurezza.

In ‘Bene primario’ Nardone analizza l’impatto provocato dagli effetti della globalizzazione sull’agricoltura. Un primo effetto nefasto riscontrato è la crisi dell’equilibrio millenario tra l’uomo e la terra, con il conseguente spopolamento e degrado delle aree rurali. ‘Per millenni il rapporto dell’uomo con la terra era orientato alla salvaguardia ed al mutualismo con le risorse naturali…per secoli era stato garantito l’equilibrio e la fertilità dei terreni’ osserva Nardone, mentre, oggi, siamo di fronte ad una trasformazione epocale. ‘Lei, la terra, è stata depredata di fertilità, ridotta a pattumiera dei rifiuti delle società industriali e aggredita dai cambiamenti climatici’ denuncia nell’incipit di ‘Bene primario’. Tutto ciò ha prodotto un depauperamento di risorse, con un ricasco negativo soprattutto su quello che egli chiama ‘bene primario’, ossia, sull’alimentazione. In questo contesto si evidenzia una discrasia tra domanda ed offerta: ‘il pianeta, da una parte, è chiamato a soddisfare l’alimentazione di un numero crescente di persone, dall’altra, è assoggettato ad un degrado globale dei terreni agricoli’. E’ indubbio che la difesa del territorio, puntando sulla bio-diversità, vada di pari passo con il benessere alimentare e, quindi, con la salute di ciascun individuo.

Per cui, ‘battersi per una svolta epocale della storia alimentare in direzione della sostenibilità e del benessere è un impegno di generosità verso le future generazioni’. In questa direzione, una solida base di partenza è, per Carmine Nardone, la nostra dieta mediterranea e i suoi prodotti tipici locali, a chilometro ‘zero’. Dunque, nuovamente, dal ‘globale’ ci troviamo a ripartire dal ‘locale’, con indubbi effetti positivi sull’economia di quei piccoli, grandi produttori che sono tornati a lavorare i loro ‘bio territori intelligenti’.

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