Lei la terra e il corona virus

 Di Carmine Nardone

La pandemia globale provocata dal corona virus (più ancora dell’inascoltato contributo di numerosi studiosi di scienze agrarie) ha segnalato la strategicità della questione alimentare per il futuro dell’umanità. L’agricoltura e il cibo rappresenta un simbolo delle nuove complessità e una pre-condizione insostituibile per un futuro sostenibile.  L’unicità del cibo, unico bene a consumo obbligato da parte dell’uomo, ha reso storicamente strategico e complesso il tema dell’agricoltura e dell’alimentazione. Oggi la complessità indotta dalla produzione del cibo, distribuzione e consumo rende ancor più inseparabile la questione agraria e alimentare dal tema dei diritti intergenerazionali dall’uso scriteriato della terra, dalla mancata tutela del paesaggio dalle aggressioni illegali alle risorse non riproducibili, dalla lotta alla fame nel mondo dal conflitto contro gli accaparramenti della terra e dell’acqua. Limitata alla terra e agli uomini della terra la questione agraria e alimentare si presenta come un intreccio di temi che la realtà rende tutti acini di un unico grappolo (effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione del cibo, schiavismo, economia criminale, disuguaglianze, energia, paesaggio rurale, diritti intergenerazionali, ecc.), ovvero tutti aspetti in equilibrio tra identità e complessità. Il nuovo orizzonte di questo secolo sarà quello della sostenibilità una rete globale articolata in tanti agro-sistemi locali per un futuro sostenibile. (proposta di bioterritori intelligenti)[1] . Per Zygmunt Bauman, dopo la modernità fondata sul meccanismo del ritardo della gratificazione, stiamo insomma vivendo una sorta di interregno gramsciano. Una categoria da molti recuperata per descrivere i tempi che stiamo affrontando, quando “il vecchio muore e il nuovo non può nascere”. Il post società liquida e caotica deve pur nascere da qualcosa di concreto in grado di creare nuove consapevolezze e visioni di medio e lungo periodo. Forse per costruire un argine alle inondazioni della società liquida è necessario partire dalla terra e dagli uomini che la lavorano.  La terra è una ed è generosa ma non tutti gli uomini ne sono consapevoli. L’amore è più intenso tra la terra e chi la lavora da millenni. Il rapporto dell’uomo con la terra è stato storicamente complesso e tale da produrre conoscenza utile all’umanità. Sia i contadini che la terra vivono una trasformazione epocale: sradicamento delle comunità rurali nel mondo e colossali accaparramenti della terra per usi sia leciti che illeciti da parte di chi non la lavora.   E’ indispensabile uno stimolo alla riflessione in una fase tumultuosa di trasformazione radicale del rapporto uomo-terra accompagnata da una grave “apatia” culturale e politica priva di una rinnovata visione di futuro sostenibile globale e locale. Oggi le terre del mondo sono aggredite da fenomeni distruttivi di fertilità e contemporaneamente si riducono in maniera drastica quelle figure che per millenni hanno garantito l’equilibrio biologico dei territori e sfamato, con il loro lavoro, l’umanità. L’interrogativo cruciale per la società attuale è la ricerca di nuove condizioni e di eco-regole in grado di garantire nuovi equilibri per il futuro dell’umanità. In altri termini come costruire un percorso orientato ad una evoluzione sostenibile per la produzione di cibo con la consapevolezza che è un bene irrinunciabile per l’umanità. Confinare lo sviluppo al reddito che la natura può dare senza intaccare le risorse non riproducibili è un atto  di generosità per le future  generazioni.   Per le ragioni sin qui sinteticamente illustrate, il carattere di questo lavoro contiene elementi di atipicità metodologica nel senso che questo contributo cercherà, da una parte, di soffermarsi su alcune tendenze globali (terra, disuguaglianze, energia e cibo)  dall’altra, si proverà a descrivere una  nuova  trasformazione epocale (pericolosamente “all’insaputa”), L’obiettivo è quello di accrescere la consapevolezza sulle basi di partenza  di una svolta epocale  che vede  protagonista un soggetto  diverso dalle svolte del passato(Occidente) : la Cina. La Terra, vuole porre un quesito di non facile risposta: “è la ‘sostenibilità globale’ che permette di realizzare un mondo di bio-territori intelligenti o bisogna gestire ‘intelligentemente’ ogni singolo bio-territorio affinché si realizzi una maggiore sostenibilità globale? Senza sottovalutare minimamente le ricadute di carattere globale sui sistemi locali la risposta è che: è necessario e imprescindibile partire dai territori anche per avere più forza contro le dinamiche globali orientate all’insostenibilità. L’umanità è di fronte ad una sfida globale: salvaguardare il pianeta terra per garantire le future generazioni. Per farlo è necessario  assumere  consapevolezza diffusa  dello  “stupro” crescente che la terra ha subito in particolare nell’ultimo secolo. Sia le economie di mercato che le esperienze  di economie pianificate hanno prodotto  effetti distruttivi,  spesso irreversibili, di un patrimonio di risorse naturali non riproducibili. Per millenni il rapporto dell’uomo con la terra era orientato alla salvaguardia e  al ‘mutualismo’ con le risorse naturali.   Sia i contadini che la terra vivono una trasformazione epocale: sradicamento delle comunità rurali nel mondo e colossali accaparramenti della terra per usi sia leciti che illeciti da parte di chi non la lavora.  Lei la terra è stata depredata di fertilità, ridotta a pattumiera dei rifiuti delle società industriale e aggredita dai cambiamenti climatici. Per queste ragioni è utile, prima di entrare nel vivo della svolta epocale  che  sta vivendo l’agricoltura nel mondo, premettere il contesto globale  della complessità dei mutamenti con una visione orientata al rapporto insostenibilità/ sostenibilità.


[1]  ” Bioterritorio” o “bioregione” è definito come “un modello di gestione sostenibile delle risorse naturali di un territorio da parte delle comunità locali” (World Resources Institute, World Conservation Union, Fao, Unesco, United Nations, 1992) «La gestione di un “bioterritorio” richiede una innovazione che può sintetizzarsi nella sua “gestione intelligente”. L’aggettivazione “intelligente” per la valorizzazione di un “bioterritorio” è stata menzionata in primis da C. Nardone (2012)» mentre il concetto di bioterritorio è dovuto ad una intensa elaborazione di Donato Matassino, già Ordinario di Miglioramento genetico degli animali in produzione zootecnica, Università Federico II e Università del Sannio; Presidente Consdapi National Focal Point italiano – Fao; Presidente emerito Associazione per la scienza e le produzioni animali (Aspa); Accademico ordinario dei Georgofili e Membro del Consiglio Direttivo dell’Accademia (Vedi in particolare: Matassino D., 2015, Sostenibilità globale per un mondo di bioterritori intelligenti, Milano, intervento Expo 2015).

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