Recensione di Vincenzo Comegna del libro “Bene Primario”

Sono grato a Vincenzo Comegna  professore  emerito di Idraulica Agraria e Tecnica degli Impianti Irrigui all’Università della Basilicata  per l’attenzione data al mio libro “Bene Primario” con la recensione che segue.

                       In questo libro è sulla terra che si appunta lo sguardo di Carmine Nardone a scrutarne il segreto, a indagarne una lezione valida per tutti, a coglierne, al di là di tutti i travagli, la verità e la            speranza di una nuova alleanza tra terra e uomini che la lavorano per una difesa epocale                   dell’ambiente biologico.                                                                                                                             

             Cercate in questo libro frasi semplici e cariche di un profondo significato: “La terra è una ed è generosa; L’amore è più intenso tra la terra e chi la lavora; La terra si è fatta conoscere dai contadini ed ha rilevato per prima agli stessi tante conoscenze, come quelle delle rotazioni”, ci suggerisce Enrico Pugliese nella prefazione.                                                                         

              La forza delle pagine di Carmine è concentrata in due parole: amore e invettiva. L’amore per tutto quanto è umano, vale a dire debole e doloroso, vale a dire nobile. Da qui quella sua straordinaria capacità di guardare, leggere e capire la realtà, capacità di leggere la realtà contadina meridionale e di comunicare con essa. Da questo suo amore poi, l’invettiva contro il disumano, contro i responsabili dello sfruttamento e la risolutezza nel ristabilire il senso della verità e della giustizia.

              Frutto anche di un impegno costante per l’educazione delle giovani generazioni agli ideali della libertà e della pace, questo libro costituisce la migliore introduzione ad un pensiero che     poggia sulle pietre angolari della razionalità, della chiarezza e della tolleranza.

              Prendendo spunto dai temi e dai complessi problemi con cui bisogna confrontarsi ogni giorno, attraverso la lettura di Autori prediletti come Rossi-Doria, Levi, Scotellaro, Pugliese e Mottura, Nardone ricollega col metodo scientifico il presente al passato e alle cause che l’hanno provocato, rendendo più comprensibile e meno ansioso l’orizzonte di futuribili scenari evolutivi di una Agricoltura già collocata nel mondo di Gaia, non più quindi Madre Natura, ma un essere di cui è comunque difficile prevederne le manifestazioni.

              Nardone infine, in questo libro più che in altri, esamina proprio le ambigue figure di Gaia per districarne gli aspetti etici, politici e scientifici alla ricerca di una nuova forma di socialità nella quale i lavoratori, cibo, dimora, biosfera e protezione della ingiuria e dalla violenza vengano presi in massima cura.

                                                                                                                                                    Vincenzo Comegna

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