MANIFESTO PER LA BELLEZZA DEI  PAESAGGI RURALI .

Il paesaggio rurale è una straordinaria risorsa dell’Italia e della Campania in particolare.  L’unicità e bellezza del patrimonio paesaggistico sono una risorsa ricca di potenzialità di sviluppo eco-sostenibile a condizione di: -rimediare ai fenomeni distruttivi delle identità culturali storiche e nel contempo proporre una nuova cultura del paesaggio rurale in grado di accrescere ed esaltare bellezza e originalità. L’obiettivo deve essere quello  di bloccare quei fenomeni trasformatori di ‘luoghi’ in ‘non luoghi’ privi di identità’[1] .   La Campania  offre un patrimonio incomparabile di paesaggi  costruiti dalla ricchezza multiculturale dell’uomo nel corso dei secoli (A. Di Gennaro 2017)[2]   bisognoso  di nuove idee orientate alla bellezza  e una più incisiva valorizzazione. Il tema del paesaggio rurale si esprime dunque in una crescente complessità (multifunzionalità, sostenibilità, dualismi territoriali, nuove tecnologie) tale da rendere indispensabile un approccio orientato all’evoluzione sostenibile. Superare sia contenuti meramente nostalgici o visioni conservative sia idee totalizzanti o ideologiche di totale sottrazione della natura all’azione dell’uomo. Ecco dunque, che il “non-luogo” è, proseguendo con le parole di Augè «…un mondo promesso alla individualità solitaria, al passaggio, al provvisorio e all’effimero…» [Augè, 2015][3] . Pertanto «…se i luoghi antropologici creano un sociale organico, i ‘non-luoghi’ creano una contrattualità solitaria» [Augè, 2015].

Sotto questo profilo è necessario un nuovo orientamento consapevole che è possibile accrescere la specificità dei luoghi (ovvero identità storiche) con la creatività e l’unicità delle innovazioni. Proprio queste ultime possono diventare strumenti di diversità e bellezza e base di un nuovo ciclo identitario.

Proseguendo «…i ‘non-luoghi’ rappresentano l’epoca, ne danno una misura quantificabile ricavata addizionando – con qualche conversione fra superficie, volume e distanza – le vie aeree, ferroviarie, autostradali e gli abitacoli mobili detti «mezzi di trasporto» (aerei, treni, auto), gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, le grandi catene alberghiere, le strutture per il tempo libero, i grandi spazi commerciali e, infine, la complessa matassa di reti cablate o senza fili che mobilitano lo spazio extraterrestre ai fini di una comunicazione così peculiare che spesso mette l’individuo in contatto solo con un’altra immagine di se stesso» [Augè, 2015][4] .

Definiti i “luoghi” e non-luoghi” resta da spiegare che cosa è il paesaggio rurale. La definizione di paesaggio rurale è complessa in quanto tiene conto di più componenti. La componente naturale (acqua, suolo, clima, biodiversità vegetale ed animale, ecc.), la componente culturale (pittura, fotografia, cinema, musica, poesia, ecc.), la componente rappresentata dall’attività dell’uomo sul territorio rurale (ordinamenti colturali, architettura rurale, ecc.), la componente data dalla “percezione” dell’osservatore.

Fatta questa breve premessa si pone il problema di come discernere i “luoghi” dai “non-luoghi” nel paesaggio rurale.

E’ utile una riflessione di Gilles Clèment, riportata nel libro Manifesto del Terzo paesaggio: «Se si smette di guardare il paesaggio come l’oggetto di un’attività umana subito si scopre (sarà una dimenticanza del cartografo, una negligenza del politico?) una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Quest’insieme non appartiene né al territorio dell’ombra né a quello della luce. Si situa ai margini. Dove i boschi si sfrangiano, lungo le strade e i fiumi, nei recessi dimenticati dalle coltivazioni, là dove le macchine non passano. Copre superfici di dimensioni modeste, disperse, come gli angoli perduti di un campo; vaste e unitarie, come le torbiere, le lande e certe aree abbandonate in seguito a una dismissione recente.

Tra questi frammenti di paesaggio, nessuna somiglianza di forma. Un solo punto in comune: tutti costituiscono un territorio di rifugio per la diversità» [Clèment, 2005][5]

La diversità biologica è caratterizzante, contribuisce ad estrarre uno spazio dal limbo dell’anonimato donandogli identità e conferendogli il concetto di “luogo”. Quindi ovunque resiste la biodiversità, ad esempio campi coltivati bordati da siepi o filari alberati, quello può essere considerato un “luogo” del paesaggio rurale.

Accanto al concetto di biodiversità intesa come fattore identificativo dei “luoghi” del paesaggio rurale ci sono altri concetti aventi le stesse caratteristiche identificative e cioè il concetto di agricoltura sostenibile e il concetto di bioterritorio intelligente. Non dimenticando l’esistenza di manufatti architettonici rurali legati alla tradizione dei luoghi che si inseriscono in un contesto fatto di storia e relazioni sociali e che appartengono, pertanto, sicuramente all’idea di “luogo”. (Del Prete, 2017)[6] .

Per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile “essa, come la vita,  non illimitatamente sostenibile, noi però la possiamo rendere più sostenibile” (Conti , 1997) [7].

Dobbiamo conferire al concetto di “maggiore sostenibilità” un doppio significato: quello di una maggiore disponibilità di terreni coltivabili e quello di una più lunga possibilità di coltivare un medesimo terreno senza che diminuisca la produttività di alcuno dei fattori di produzione – lavoro, capitale, energia, terra.» [Nardone,1997]

Bioterritorio o bioregione è definito come “un modello di gestione sostenibile delle risorse naturali di un territorio da parte delle comunità locali” (World Resources Institute, World Conservation Union, Fao, Unesco, United Nations, 1992) «La gestione di un “bioterritorio” richiede una innovazione che può sintetizzarsi nella sua “gestione intelligente”. L’aggettivazione “intelligente” per la valorizzazione di un “bioterritorio” è stata menzionata in primis da C. Nardone (2006)[8] » [Matassino, 2015][9] .

L’analisi delle componenti naturali del paesaggio (rilievo, suolo, geo litologia, clima) è sempre più considerata una condizione essenziale per la pianificazione intelligente del territorio, fondata sull’equilibrio tra validità agronomica e qualità paesaggistica, sviluppo sostenibile e valorizzazione delle aree urbane e rurali della Campania. Numerose indagini, realizzate di recente (Leone et al., 2014; Leone et al., 2016 a e b) [10]hanno evidenziato l’importanza di tale analisi nella valorizzazione di comprensori agricoli di pregio della predetta Regione.

La difesa della biodiversità, l’adozione di un’agricoltura sostenibile, la realizzazione di bioterritori intelligenti, portano alla identificazione dei “luoghi” nel paesaggio rurale. Di contro i “non-luoghi” dello stesso paesaggio possono essere considerati la negazione dei concetti precedentemente citati Il paesaggio rurale italiano è un paesaggio riccamente articolato, costituito da aree con proprie peculiarità, geografiche, di produzioni tipiche locali, di tradizioni, di architetture rurali che nel loro insieme vanno a qualificare un dato territorio, conferendogli spesso il carattere di “luogo”. Il carattere di “non-luogo”, invece, può essere associato, più in generale, ad una cattiva utilizzazione e ad uno sfruttamento indiscriminato delle risorse di cui un territorio è provvisto. Partendo dai luoghi e nonluoghi si arriva all’identificazione della storia dei territori per determinare una evoluzione dei contesti sociali ed economici a livello regionale.

La multifunzionalità da come sarà espressa dalle forme concrete organizzative e insediative nei territori rurali, produrrà effetti negativi o positivi sulla qualità paesaggistica. Diventerà lo strumento per una nuova urbanizzazione modello industriale o sarà orientata secondo nuovi regolamenti di edilizia rurale sostenibile verso una specificità eco-compatibile con il paesaggio rurale? (Fichera, 2007)[11] .

L’obiettivo dei contributi è quello di rendere realizzabile un percorso eco-sostenibile alla nuova multifunzionalità[12].

‘…multifunzionalità  dell’agricoltura  da  intendere  come un settore primario in grado non solo di produrre beni alimentari, ma anche come un settore in  grado  di  erogare  servizi  all’ambiente:  conservazione  della  biodiversità  e  del  paesaggio,  sicurezza  idrogeologica, servizi alla popolazione, cultura e tradizioni ’ .

 

  1. Bio-pianificazione intelligente dei territori rurali in grado tutelare identità storiche e specificità delle aree rurali;

2.Energia rinnovabili a scala aziendale in alternativa ai consumi di suolo agrario per campi fotovoltaici e parchi eolici;

3.Priorità al riuso degli edifici rurali dismessi secondo criteri innovativi ed ecosostenibili;

  1. Massimizzare la biodiversità storica delle cornici vegetali dell’agro mosaico (bordure, aie tematiche, macchie aziendali ecc.);
  2. Rendere realizzabile un percorso eco-sostenibile (bioarchitettura) per i nuovi edifici indotti dalla nuova multifunzionalità e multi settorialità dei territori rurali;

6.Servizio regionale di Monitoraggio satellitare di contrasto ad ogni forma di abusivismo.

7-Promuovere la bellezza del paesaggio rurale (arte e paesaggio rurale, luci e rigenerazione rurale, mitigazioni vegetali delle infrastrutture rurali ecc.);

 8.Elaborazione di una ‘carta della naturalità regionale’;

9.Promuovere uno osservatorio regionale del paesaggio rurale (interdisciplinare e multidisciplinare);

10 Censimento regionale dei beni culturali rurali e Catalogazione dei siti agro-industriali dismessi e valorizzazione e archiviazione   documentale e iconografica in tutto il territorio rurale, già realizzato  nelle aree del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e nelle  aree dei sette Parchi Regionali.

PROMOSSO DAL COMITATO SCIENTIFICO DI STUDIO DEL PAESAGGIO RURALE coordinato da Carmine Nardone, Rossella Del Prete e Antonio Leone

 

 

 

 

[1] Cfr. Augè M., Nonluoghi, Milano, Elèuthera, 2015.

[2] Cfr. in particolare Di Gennaro A.,  Innamorato F. P.., La grande trasformazione. Il territorio rurale della Campania 1960-2000, Edizione: CLEAN, 2005 e  Di Gennaro A., La terra ferita. Cronistorie dalla Terra dei Fuochi, Edizione: CLEAN, Napoli, 2016.

[3] Op. Cit. pag.

[4] Op. Cit. pag.

[5] Cfr. Clèment G., Manifesto del Terzo paesaggio, Macerata, Quodlibet, 2005.

[6] Cfr. Del Prete R., Nardone F., Il racconto del paesaggio rurale, in Paesaggi Rurali a cura di Del Prete R., Leone A.P., Regione Campania 2017.

[7] Tratto dalle Riflessioni sulle condizioni di sostenibilità dell’agricoltura, in Nardone C., Cibo biotecnologico, Benevento, Hevelius Edizioni, 1997.

 

[8] Cfr. Nardone C., Osso e fame, Innovazione e solidarietà locale e globale, KAT Edizioni, 2006, pag. 66.

[9] Cfr. Matassino D., Sostenibilità globale per un mondo di bioterritori intelligenti, Milano, intervento Expo 2015.

[10] Cfr. Leone A.P., Buondonno A., Aucelli P.P.C. (a cura di), 2013. Paesaggi e suoli del Basso Volturno per una frutticoltura innovative. Regione Campania, Assessorato all’Agricoltura pp116

Leone A.P., Buondonno A., Aucelli P., Matarazzo N., 2016, Paesaggi e suoli dei territori viticoli del Sannio Beneventano, In “Nel Sannio coltiviamo emozioni – Viaggio attraverso la storia, la cultura e i paesaggi del Sannio Beneventano”, a cura Sannio Consorzio Tutela Vini. A cura di Nicola Matarazzo e Lorenzo Nifo Sarrapochiello, Arti Grafiche Iuorio – Benevento, p p 135 – 199.

Leone A.P., Magliulo P., Grilli E., Leone N., Fragnito F., Buondonno A., 2016. Il territorio del Solopaca. In “I 50 anni della Cantina di Solopaca – La storia del vino Solopaca nella cooperazione”, pp  69-123

[11] Cfr. Fichera C.R., (a cura di)  Multifunzionalità dell’agricoltura e sviluppo sostenibile. Innovazione tecnologica e valorizzazione delle tipicità nelle aree marginali, Iiriti Editore, Reggio Calabria, 2007.

[12] Cfr. Rapporto ISPRA 128 ‘ Multifunzionalità dell’azienda agricola e funzionalità ambientale’ 2010, pag.9.

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