- La terra ama l’uomo. Non tutti gli uomini amano la terra.
L’amore è più intenso tra la terra e chi la lavora da millenni. Il rapporto dell’uomo con la terra è stato storicamente complesso e tale da produrre conoscenza utile all’umanità.
La terra si è fatta conoscere dai contadini e ha rivelato per prima agli stessi tanta conoscenza, come quella delle rotazioni. L’utilità di alternare la coltivazione di un cereale con una leguminosa non è stata scoperta in un laboratorio, ma dall’esperienza pratica di coltivazione. L’agricoltura sin dall’età antica è stata una straordinaria simbiosi tra l’uomo (antroposfera), la terra (geosfera) e l’ambiente biologico (biosfera). Gli agronomi antichi hanno successivamente saputo raccogliere i risultati pratici e trasformarli in raccomandazioni. Marco Terenzio Varrone (116-88 a.C.), ad esempio, raccomanda la rotazione e la coltivazione di piante poco succhianti (quae minus sugunt terram). Certamente questa giusta considerazione tecnica non era stata il risultato di uno studio in ‘laboratorio’, bensì frutto dell’osservazione pratica delle coltivazioni e della variabilità dei risultati: i cereali coltivati dopo le leguminose davano raccolti più ricchi delle coltivazioni ripetute cereali-cereali.
Proprio il rapporto con la terra rende unici i contadini in grado di capire più di ogni altro gruppo sociale «… che l’antropocentrismo più valido coincide con il mutualismo nei riguardi di gran parte degli altri componenti dell’eco-sistema terrestre» [Forni, 2002, p. 8]. Proprio il mutualismo storico del rapporto uomo- terra-risorse naturali oggi è aggredito a livello globale e locale dagli effetti della globalizzazione e dei cambiamenti climatici nonché dalle politiche locali insostenibili.
2.Le nuvole della globalizzazione.
La globalizzazione somiglia molto alla formazione delle nuvole che nascono negli oceani e trasportano l’acqua in territori lontani. Siamo nel vivo di una grande trasformazione epocale che produce vere proprie tempeste sociali e ambientali. Nella storia dell’umanità le popolazioni rurali sono sempre state maggioritarie nel mondo, dal 2007 sono diventate minoritarie. L’agricoltura è stata di volta in volta la causa di cambiamenti storici ed è «di fatto, l’invenzione umana che ha permesso la nascita della civiltà moderna» [Standage, 2010].
E’ indubbio che, dall’inizio del nuovo millennio, l’agricoltura e tutta la filiera del cibo sono attraversate da una svolta profondamente strutturale con l’interrogativo sulla direzione della stessa: sceglierà una strada capace di produrre più sostenibilità o saranno perseguite vecchie strategie responsabili di modalità (produttive, tecnologiche, ecc.) insostenibili nella produzione del cibo? La risposta è difficile perché, a differenza delle due grandi rivoluzioni storiche, come quella dell’agricoltura del neolitico (superamento del cibo selvatico) e quella agro-industriale del XIX e XX secolo [Malassis, 2004], di questa svolta conosciamo solo che ci avviamo al superamento della vecchia fase e ci troveremo di fronte a un bivio con la possibilità di due direzioni opposte: cibo biotecnologico multinazionale, considerato come ‘carburante’ dell’uomo (standardizzazione, tecnologie omologanti, ecc. ) o cibo sostenibile, ricco di biodiversità, orientato al benessere dell’uomo e a un nuovo rapporto alimentazione salute. Lo scontro tra le diverse opzioni è molto forte e assistiamo ad una lotta tra due schieramenti squilibrati per strumenti, risorse e poteri. Una svolta che avviene in un’epoca di profonde iniquità, caratterizzata da un mondo diviso tra una ristretta parte di privilegiati e una larga parte che sperimenta il peggioramento delle condizioni di vita rispetto al passato e/o vive in miseria.
Louis Malassis sottolinea come la storia dell’alimentazione riveli tuttora i propri limiti nel colmare lo “squilibrio mondiale” in ambito alimentare, malgrado l’incremento della produttività agricola. Una delle ragioni risiede nel fatto che il modo in cui ci nutriamo è sostanzialmente ‘diseguale’. Siamo nel vivo di un gigantesco ampliamento delle contraddizioni planetarie. Lo scenario mondiale dell’alimentazione tenderà sempre più ad una dualità tra ricchi e poveri: cibo di qualità, di nicchia, per i ricchi e cibo carburante per i poveri. La novità rispetto alle svolte epocali classiche è che saranno sempre più, su scala mondiale, le popolazioni costrette a comprare cibo per sopravvivere, eradicando la possibilità di autoprodurre con il loro lavoro gli alimenti.
Assistiamo all’esplodere in contemporanea di tutte le contraddizioni del capitalismo del Novecento. Il liberismo senza alternative ha privato l’economia dei contrappesi della solidarietà e ha contribuito a rompere quel patto antico che lega l’uomo alla natura. Lei, la Terra, ha subito, nell’ultimo secolo, il più insensato e violento sfruttamento delle risorse naturali non riproducibili nella storia dell’umanità. Loro, i contadini e braccianti, antichi innamorati della terra e conoscitori di saperi, capaci di prendere la stessa con le mani, senza sensori in fibra ottica, per capire il momento più opportuno per le semine, vengono emarginati e privati di futuro. Quel cordone ombelicale che ha legato per millenni l’uomo alla terra oggi viene strappato con modalità violente in molte parti del mondo. Il punto cruciale è quello che processi devastanti avanzano senza contrasto, senza adeguata mobilitazione di tecnici e intellettuali capaci di delineare nuovi percorsi alle forze politiche. L’interazione tra gli effetti climatici e le dissennate politiche di uso del suolo renderanno più aggressivi e devastanti i fenomeni di desertizzazione e desertificazione. La desertizzazione com’è noto riguarda l’ espansione dei deserti verso nuove aree non desertiche; la desertificazione riguarda aree non desertiche, aggredite sia da fattori climatici sia da processi di degrado biologico per responsabilità dell’uomo. Considerato il grave squilibrio esistente a livello mondiale tra terra fertile coltivabile e peso demografico, è ineludibile avviare dai territori quelle strategie in grado di riequilibrare il rapporto tra risorse consumate e risorse non riproducibili.
- Terre di migrazioni.
I due fattori che hanno fortemente inciso storicamente nelle connotazioni strutturali dei paesaggi in Campania sono: il Vesuvio, l’attività sismica e le emigrazioni dei popoli.
Il Vesuvio, con le sue eruzioni e la diffusione di materiali vulcanici, ha contribuito al macro disegno storico dei paesaggi della Campania, creando la prima dualità tra aree interne (dorsale appenninica) e fascia costiera di pianura. La più incisiva delle eruzioni, risalente al XVIII secolo a. c ., nota come ‘le ceneri di Avellino’, coprì una vasta area delle zone di pianura, coprendo e distruggendo la vegetazione. Si può dire che il Vesuvio abbia tolto nel breve periodo e dato nel lungo periodo, arricchendo le pianure di maggiori fertilità dei suoli. Naturalmente non si tratta solo dell’eruzione citata, ma di tutta l’attività vulcanica svolta dal Vesuvio fino ai nostri giorni così ben documentata dal recente volume dedicato ad un grande studioso quale Antonio Parascandola [Buondonno, 2015][1].
Le eruzioni hanno connotato di specificità la ‘geosfera’ della Campania (si potrebbe dire che il primo dualismo tra la polpa e l’osso è di origine vulcanica) mentre la sismicità ha influito sull’antroposfera ed in particolare sulle infrastrutture rurali (ripetute distruzioni-ricostruzioni). La mobilità dei popoli spostava anche attrezzi, soluzioni, costumi al punto da dire che il paesaggio Mediterraneo è solo apparentemente “naturale”, ma reso “artificiale” e più ricco dalla multiculturalità dei popoli. La flora arborea ed erbacea del Mediterraneo è stata continuamente arricchita dall’arrivo di nuovi popoli e piante e la cultura locale ha migliorato le piante rispetto alle zone di provenienza introducendo nuove tecniche agronomiche e di potatura per le specie selvatiche provenienti da altri continenti e contesti ambientali.
L’Italia dispone di un patrimonio paesaggistico unico al mondo. Questa unicità doveva essere la base per attivare nel corso degli anni forme di tutela efficaci contro distruzioni, devastazioni, degradi e usi improbi del suolo. Le migrazioni delle piante, accrescendo la biodiversità vegetale di ogni angolo delle terre dell’area del Mediterraneo hanno arricchito la qualità paesaggistica. Per il Mezzogiorno (e la Campania), terra di approdo di molte di quelle migrazioni, ciò ha determinato uno straordinario arricchimento della biodiversità vegetale e di quella arborea, con circa 6700 specie di piante superiori pari a circa la metà di quelle complessivamente stimate per L’Europa. Ogni nuova pianta ha interagito con gli usi, i costumi e con il modo stesso di percepire la natura e il paesaggio [Benzi, Berliocchi, 1999].
Il paesaggio è dunque un bene non clonabile, non de-localizzabile in altri Paesi, non imitabile. E’ un bene prezioso, ‘unico’, costruito, nel corso di millenni, dal lavoro di uomini e donne ed il paesaggio rurale è ancor più inimitabile. Nel mondo sono molti gli edifici urbani clonati e riprodotti, ma mai nessuno è stato in grado di riprodurre altrove un paesaggio naturale.
- Evoluzione e paesaggio rurale.
Negli ultimi anni si è affermato un nuovo modo di studiare il paesaggio che, considerati tutti gli elementi fisico-chimici, biologici e socio-culturali, può essere definito un sistema aperto e dinamico in continua interazione tra fattori naturali e antropici.
Nel recente quadro generale concettuale di ‘paesaggio’ è necessaria una indispensabile ricollocazione concettuale anche del ‘paesaggio rurale’. La definizione di ‘paesaggio rurale’ è il risultato di un incontro tra le evoluzioni concettuali che hanno riguardato il ‘paesaggio’ in quanto tale e l’evoluzione del concetto di ‘ruralità’. Nel 1988 Corrado Barberis, trattando il vecchio concetto di ruralità, ne auspicava il superamento, sottolineando che per molto tempo i termini agricoltura e ruralità erano stati considerati sinonimi, mentre la storia recente ha prodotto una sostanziale differenziazione. Ciò nonostante, intellettuali e studiosi hanno cercato sempre più di evitare il termine “rurale”, «termine colpito da desuetudine con espressioni non meglio precisate di ‘civiltà tradizionali’ o locali. La nuova ruralità esprime, invece, dei nuovi sistemi sociali dove anche se l’agricoltura consente un apporto minoritario alla formazione del PIL del territorio considerato, appare di diversa e nuova integrazione nel territorio con altre attività (artigianato, turismo, ecc.)» [Barberis, 1988].
La definizione di “paesaggio rurale” è il risultato dunque di un incontro dell’evoluzione concettuale che ha riguardato il “paesaggio” e la “ruralità”, nonché l’innovazione introdotta dalla convenzione UE sul paesaggio e sulla ‘percezione’ dello stesso. Tenuto conto del complesso nuovo quadro concettuale si può dire che una possibile definizione di ‘paesaggio rurale’ è quella di: agro-ecosistema territoriale inclusivo o integrato dalle forme del paesaggio naturale (suolo, acqua, clima, panorami, risorse naturali, biodiversità vegetale e animale, bio-capacità ecc.), dal paesaggio culturale (pittura, fotografia, poesia, prosa, musica, ecc.) e dall’azione antropica storicamente svolta dall’uomo nei territori rurali (ordinamenti produttivi, lavoro, tecnologia, architettura rurale ecc.) e ancora dalla ‘percezione’ degli uomini e delle donne.
Conseguenza evidente della aggiornata definizione di ‘paesaggio rurale’ è l’emergere di altri elementi che entreranno con forza nel concetto stesso: la sostenibilità delle attività produttive dei territori e la loro impronta ecologica e bio-capacità nonché il nuovo concetto guida dello sviluppo sostenibile sintetizzato nella definizione, auspicabile per il futuro, di ‘bio territori intelligenti’ [Nardone, 2010; Matassino, 2012].
Alcuni settori culturali pensano di raggiungere l’obiettivo sostenibilità riproponendo contenuti nostalgici del passato ed auspicando, quale soluzione, un ritorno impossibile a modelli preesistenti, come se il “vecchio” fosse di per sé sinonimo di sostenibilità. Queste posizioni di richiamo oscurantista negano, di fatto, magari inconsapevolmente o per mancata applicazione di metodi analitici consoni, il valore imprescindibile dell’evoluzione biologica e culturale.
«Evoluzione significa, prima di tutto, differenziazione e trasformazione, cioè aumento della varietà di tipi disponibili. In genere (ma non sempre) questo corrisponde ad un aumento di complessità. Infine, significa sviluppo di capacità e nuove interazioni con l’ambiente» [Cavalli Sforza F., Cavalli Sforza L., 2007]. Si tratta di rendere forte una azione di contrasto ai fenomeni distruttivi dei paesaggi aggrediti con violenza (guerre, conflitti, cambiamenti climatici, povertà drammatiche, ecc.) con accaparramento della terra e sradicamenti sociali devastanti. Solo in un contesto antagonista alle dinamiche attuali, le nuove tecnologie eco-sostenibili possono diventare utili e indispensabili per una guida diversa allo sviluppo locale. L’economia ‘circolare’ è possibile solo attraverso una rinnovata azione dell’artigianato locale. Nuove forme di integrazione, nuovi prodotti e soprattutto nuove attività, sintesi intelligente delle abilità professionali realizzative degli artigiani con le inedite creatività dell’economia digitale.
Una nuova ruralità eco-sostenibile è possibile: «tutto lo spazio ha la potenzialità di trasformarsi in un mosaico di attività diverse, un mosaico abitato e con radici rurali»[Di Castri, 2002]. Nell’espressione «mosaico di attività diverse» dello spazio rurale è intrinsecamente esplicitata quella che comunemente si chiama «multifunzionalità rurale sostenibile». Nell’espressione «mosaico abitato e con radici culturali» vi è tutta la potenzialità e la nuova complessità del radicamento dell’uomo sul “bio-territorio” in cui abita, quale fonte essenziale della sua identità culturale.
Le innovazioni scientifiche e tecniche che stanno profondamente interessando il mondo rurale, inclusa l’agricoltura, vanno considerate specialmente alla luce di una ipotesi di gestione degli spazi rurali orientata all’idea strategica di bio – territorio intelligente. Tutto ciò è in linea con il significato di ‘bioregione’. Una nuova ruralità multifunzionale con integrazioni inedite tra artigianato e agricoltura di precisione, in un contesto paesaggistico di qualità, è possibile. Le nuove attività artigiane saranno sempre più una sintesi tra le abilità professionali storiche con le nuove tecnologie e la ricerca avanzata. Si pensi alle potenzialità di un laboratorio di prototipazioni virtuali a servizio delle imprese artigiane. Sarebbero in grado di esaltare la bellezza estetica dei manufatti, la bravura professionale e la creatività di tanti giovani talenti spesso sconosciuti e dispersi nei singoli territori. Sarebbe pertanto auspicabile sperimentare il supporto alle nuove integrazioni con la promozione di veri Fab-Lab rurali che promuovano l’integrazione del nuovo artigianato con adeguate normative di accompagnamento (fiscalità di scopo), con il recupero di edifici abbandonati in aree rurali e il rilancio funzionale turistico degli innumerevoli beni culturali rurali (abbazie ,conventi, ecc.).
Gli spazi rurali della Campania sono disseminati di beni culturali di rara bellezza, spesso nascosti e sconosciuti, troppo spesso abbandonati. La ‘domanda di paesaggio’ che si avverte nella società contemporanea riflette, pur tra molte contraddizioni, il bisogno di riprendere il contatto con i luoghi e di ri-abitare la terra, riscoprendone i valori identitari (naturali e culturali), rispettandone e valorizzandone le diversità. Anche l’urgenza di un riordino della vita umana a partire dal soddisfacimento di bisogni fondamentali (quali ad esempio la tutela della salute, il benessere psicologico, la sicurezza alimentare e ambientale, la necessità di generare nuovi ambiti occupazionali) sostiene la “domanda di paesaggio” che si avverte nella società contemporanea [Festa 2016]. Domanda che può pericolosamente declinare verso rigurgiti nostalgici e sfiducia nel futuro oppure rappresentare un’opportunità unica per una reinvenzione culturale ed una riorganizzazione produttiva delle aree rurali.
Per vivibilità intendiamo le diverse modalità di emersione di un equilibrio sostenibile tra uomo, ambiente e risorse economiche e culturali. Protagoniste e fondamentale sostegno dei territori di area vasta in quanto espressioni di vivibilità, sono le aree interne, con il loro potenziale di creazione, ad esempio, di filiere integrate per la produzione agricola e alimentare, per la produzione di alcune materie prime rinnovabili e la loro trasformazione in oggetti dotati di senso contemporaneo, ossia di nuova carica simbolica ed estetica, nonché per la realizzazione di un nuovo design di servizi connessi all’accoglienza turistica e culturale, alla manutenzione e rigenerazione urbana e rurale del territorio.
Domanda di paesaggio, equilibrio sostenibile, vivibilità, sono i fondamenti per lo sviluppo di un nuovo concetto di “valore del territorio rurale”. Proprio il rispetto di tali fondamenti, in gran parte non negoziabile, produce un nuovo potenziale “valore”, percepibile anche dalle economie di mercato tradizionali. Azioni di investimento e valorizzazione possono muovere infatti dalla consapevolezza della “limitatezza delle risorse” naturali, dal significato simbolico e culturale che collettività e pensiero globale riconoscono a specifici contesti e, ancor più, dalla capacità dei singoli territori di rispondere, diffondendo e rendendo produttivo il Capitale Naturale ed il Capitale Antropico di cui sono sia detentori sia fautori.
Questo volume rappresenta un punto di arrivo di una metodologia di scouting nazionale e internazionale delle soluzioni paesaggistiche più innovative ed eco-sostenibili[2] svolto contestualmente all’individuazione delle criticità più evidenti del territorio. Il paesaggio rurale della Campania è una risorsa ricca di unicità – diversità storico culturale con grandi potenzialità di valorizzazione attraverso una intelligente politica di riuso innovativo e sostenibile e la contestuale messa in rete. La diffusa presenza di edifici storici (castelli, abbazie, fortezze ecc.) estremamente variegati e spesso localizzati in sommità collinari, offre una varietà di belvederi naturali da cui osservare trama e cornici degli agromosaici.
Pubblicando questo volume e focalizzando la sua azione di governo sul Paesaggio inteso come valore e come superamento possibile superamento di criticità diffuse, la Regione Campania ha mostrato una caparbia volontà nell’affrontare non solo le emergenza del territorio regionale ma anche temi strutturali oggi di grande rilevanza, come il consumo di suolo, la speculazione edilizia, l’inquinamento ambientale, lo smaltimento dei rifiuti, il risanamento delle cave abbandonate e il dissesto idro-geologico.
E’ necessario ora procedere con forza da una parte verso la ‘rimediazione’ delle devastanti ferite paesaggistiche del passato e dall’altra affermare una nuova ‘governance intelligente’ dei sistemi territoriali.
Riferimenti bibliografici
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4.Corrado Barberis, Ruritalia, La rivincita delle campagne Edizioni, Donzelli 2009.
- Corrado Buondonno (a cura di) “Il Vesuvio e le sue eruzioni”, Ed. Doppiavoce, 2015.
6.-Laura Di Renzo e Antonino De Lorenzo. “LA NUOVA STRADA PER L’ALIMENTAZIONE UMANA: LA NUTRIGENOMICA”. Il Manifesto della lunga vita. Sperling & Kupfer Ed. 2007.
7.Cavalli Sforza F. e Cavalli Sforza L. ‘Il caso e la necessità – Ragioni e limiti della diversità genetica’ Di Renzo Editore, Roma, 2007.
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13..Stefano Liberti, Land Grabbing:- Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo, Minimum fax, Roma, 2011.
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- A. Falessi G. Marotta (a cura di) La Politica Comunitaria per Lo Sviluppo Rurale. Franco Angeli 2009.
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- C. Nardone Cibo Biotecnologico. Tra globalizzazione e rischio di sviluppo agro-alimentare insostenibile, Hevelius edizioni, Benevento,1997.
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- C. Nardone L’agricoltura italiana nel contesto internazionale: nuovi possibili strumenti di governo, Workshop del 14.2.1997 dell’Accademia dei Georgofili, in “I Georgofili – Quaderni 1997 – I”, Studio Editoriale Fiorentino, Florence, 1997
- C. Nardone Animali e Piante Transgenici: Implicazioni bioetiche, Lavoro presentato alla Conferenza organizzata dalla Commissione Bioetica del National Research Council, 2-3 Maggio, 2000, Roma
23.C.Nardone Globalizzazione e fame nel mondo: un diritto, l’aspirazione all’alimentazione, in Atti della 81°Conferenza Nazionale Per una morale di solidarietà universale nel tempo della globalizzazione, in Rivista Progresso del Mezzogiorno, Università degli Studi del Sannio, Loffredo Editore, Napoli 2003.
24.C.Nardone- Osso e Fame , Kat Edition, Benevento,2006.
25.Antonio Saltini e Maria Sframeli L’agricoltura e il paesaggio italiano nella pittura dal Trecento all’Ottocento, Octavo, Firenze 1995.
- MATASSINO D.. Bio-territorio intelligente. Settimana dell’Innovazione in Alta Irpinia – “Smart Rurality”, Calitri (AV), 21 marzo 2014 (Presentazione PowerPoint).
- MATASSINO D.. Global sustainability for a world of ‘smart’ bio-territories. Proceedings of I Workshop “Global sustainability inside and outside the territory” (a cura di C. Nardone e S. Rampone), Benevento, 14 febbraio 2014. World Scientific Publishing Company, 2015, 113-146.
- Fabio Benzi e Luigi Berliocchi Paesaggio mediterraneo – Edizioni- Motta-1999.
[1]Cfr.Corrado Buondonno (a cura di) “Il Vesuvio e le sue eruzioni”, Ed. Doppiavoce, 2015. Antonio Parascandola, insigne studioso di Mineralogia, Geologia e Vulcanologia, nacque a Procida nel 1902. Le sue ricerche e la sua attività didattica si svolsero nell’Istituto di Mineralogia della Facoltà di Scienze e nell’Istituto di Mineralogia e Geologia della Facoltà di Agraria dell’Università di Portici (NA). La sua produzione scientifica è rappresentata da circa 60 lavori pubblicati, più un gran numero di lavori incompiuti, riguardanti il Vesuvio e i Campi Flegrei.
[2] Workshop Internazionale Evoluzione sostenibile dei paesaggi. Confronto internazionale sulle best practices, Benevento, 9-10 giugno 2016, FUTURIDEA – innovazione utile e sostenibile.