Roma, 6 Ottobre 2016
Intervento di Carmine Nardone al 37°Premio ‘Guido Dorso’.
Saluto con molta stima il residente avv. Nicola Squitieri e tutte le Autorità presenti. Un saluto particolare al prof. Sergio Zoppi da sempre fautore di un meridionalismo scientifico. Futuridea che ho l’onore di presiedere è nata nel 2008 in una terra, il Sannio, che il prof. Manlio Rossi Doria avrebbe definito di osso. Nelle realtà attuali è diventato cruciale il rapporto tra l’economia, le istituzioni e la società della conoscenza. Proprio questo rapporto rappresenta una delle maggiori criticità del Mezzogiorno, in particolare delle aree più deboli dello stesso. Sia l’accumulazione della conoscenza e il trasferimento sistemico al contesto delle imprese e delle istituzioni, rappresentano uno degli aspetti di maggior rilievo del nuovo dualismo Nord-Sud. Per questa ragione è di fondamentale importanza costruire strumenti efficaci in grado di cogliere con rapidità, metodo ed efficienza quello che è lo stato della conoscenza globale per trasferirlo con rapidità e sostenibilità ai sistemi locali. Ed è questo che faticosamente cerchiamo di fare. L’avvento delle nuove tecnologie ha portato nuove opportunità di ‘conoscenza’ distribuita, potenzialmente calibrate a superare la metodologia delle ‘soluzioni’ uniche per problemi diversi. La società della conoscenza comporta opportunità importanti, ma la distribuzione ineguale della stessa, può produrre nuovi e più agguerriti dualismi tra aree forti e aree deboli .L’innovazione ‘personalizzata ai bisogni’, alla sostenibilità e complessità presuppone un rapporto costante e intenso con la realtà. La rivalutazione del contesto, attraverso la complementarietà tra ricerca ed azione, promuoverà il senso di appartenenza e la progressiva riappropriazione, da parte delle popolazioni, dei territori, della quotidianità, superando una “chiusura localistica” e stabilendo nuove relazioni. Relazioni dirette e necessarie per la comprensione e la partecipazione alle dinamiche culturali ed economiche che influiscono sulla costruzione e modificazione del territorio. L’esperienza realizzata, grazie alla generosa partecipazione dei giovani associati nonchè del nostro comitato scientifico presieduto dal prof. Salvatore Rampone, è risultata non priva di ostacoli, per l’evidente conflittualità tra Innovazione sostenibile e illegalità e criminalità (vedi il ciclo dei rifiuti). In un contesto difficile è risultato decisivo l’agire con orientamento sistemico. Le numerose convenzioni operative, tra le altre, con Enea, Unisannio, CNR (in particolare con il CNR-Isafom) sono risultate utili e sinergiche. Un’altra importante collaborazione è stata quella con i GAL (tra cui Molise, Sardegna, Lombardia e Calabria) con il progetto “Territori che fanno la cosa giusta” che ha offerto la possibilità di adottare applicazioni di nuove tecnologie orientate al risparmio energetico. Come pure la convezione sottoscritta tra associazioni nazionali (GSSEP di Milano e UTAP Tunisia) per un progetto agronomico sostenibile che aveva creato inedite premesse di cooperazione. Particolarmente feconde di scambi culturali e scientifici sono risultate le visite alla nostra sede di ricercatori e studiosi provenienti da diversi Paesi (Stati Uniti, Canada, Australia, Cina, ecc.). Sono inoltre di conforto i riscontri positivi delle esperienze nate dalle idee come SpinVector società di grande interesse internazionale magistralmente promossa da un giovane: Giovanni Caturano (nonché co – promotore della nostra esperienza). Da segnalare due brevetti riconosciuti di grande originalità frutto di quella che possiamo chiamare creatività territoriale ( dr. Cosimo De Lauro e sig. Giuseppe Del Vecchio). Riscontri positivi incoraggianti anche internazionali dalle nostre pubblicazioni in particolare per la proposta metodologica di ‘bioterritorio intelligente’ elaborata in particolare da un maestro delle scienze agrarie come il prof. Donato Matassino, presidente onorario di Futuridea. Un ringraziamento finale a tutti coloro che hanno collaborato in forme diverse con la nostra esperienza ed in particolare al prezioso lavoro svolto dai componenti dello staff- Rossana Maglione, Imma Florio, Simone Razzano, Marialuisa Varricchio, Antonio Iadicicco e Francesco Nardone, nonché dai contributi dei numerosi riferimenti scientifici come il prof Alessandro Nardone presente a questo incontro. All’inizio del novecento le Cattedri ambulanti di agricoltura risultarono decisive per l’ammodernamento dell’agricoltura italiana. Oggi forse per dare forza all’idea di Guido Dorso espressa nel noto saggio de ‘La rivoluzione del Mezzogiorno’ avremmo bisogno di una ‘rivoluzione della conoscenza nel sud’ con strumenti che noi abbiamo definito LIT laboratori di Innovazione territoriale ovvero delle vere e proprie ‘Cattedri ambulanti della conoscenza utile e sostenibile’. Partiamo da Casal di Principe con la localizzazione nella casa di Don Peppe Diana, bene confiscato alla camorra, di un primo fab-lab per i giovani promosso dal sistema formativo territoriale con il contributo degli enti locali con il partenariato della nostra associazione e approvato dalla Presidenza del Consiglio e finanziato dal MIUR. Grazie infine a Francesco Saverio Coppola che ha contribuito con profonda e rara onestà culturale a far conoscere la nostra esperienza.