Di Imma Florio
Dalla Convenzione europea del paesaggio (CEP), documento siglato a Firenze nel 2000, emerge una nuova idea di paesaggio. Esso è un tessuto continuo e non è solo il risultato di isolate bellezze straordinarie. La Convenzione europea del paesaggio considera paesaggio non solo quelli di eccezionale bellezza, ma anche quelli della vita quotidiana e addirittura quelli degradati. Ecco, dunque, che la campagna coltivata ha un valore anche in termini paesaggistici. L’agricoltura influenza l’aspetto del paesaggio. “In Italia, poi, come dimostra l’ancora indispensabile libro di Emilio Sereni, la Storia del paesaggio agrario italiano, quello tra paesaggio e agricoltura è un binomio indissolubile, tanto l’agricoltura ha contribuito, in varie forme nelle varie epoche, a plasmare, organizzare trasformare il nostro paesaggio” (Paolo D’Angelo,2014, Filosofia del paesaggio)
In un discorso teso alla salvaguardia dei paesaggi si inserisce l’opera della bioarchitettura. E’ un nuovo modo di costruire che tiene conto della tutela del territorio, dell’ambiente, del paesaggio, considerando, non in ultimo, il benessere psico-fisico dei futuri abitanti. Da una definizione dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (www.bioarchitettura.it/istituto) la bioarchitettura è “l’insieme delle discipline che attuano e presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale ed ottimale delle risorse, la bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali. Ciò al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura.” La bioarchitettura rispetta il contesto edificato, ambientale e paesaggistico nel quale viene inserito l’edificio. Limita le emissioni inquinanti come gas, acque di scarico, rifiuti e impiega quanto più è possibile fonti di energia rinnovabili. Utilizza tecnologie e materiali biocompatibili ed ecosostenibili appartenenti alla tradizione culturale dei luoghi. Crea edifici che possono essere agevolmente ampliati o di cui è possibile cambiare facilmente la destinazione d’uso. La bioarchitettura rispetta i principi della sostenibilità ecologica. Riassuntiva di questa nuova logica di vita è “l’arcinota regola dell’equilibrio delle tre “E”: ecologia, equità, economia, cioè lo sviluppo sostenibile”. (Carmine Nardone,2010, Crisi e Sostenibilità)
L’avvento dell’ecologia ha permesso all’uomo di rendersi conto che è parte di un complesso sistema che è il pianeta. “L’analisi ecologica ci fa collocare l’uomo in posizione di equivalenza biologica con gli altri esseri naturali, vale a dire in posizione di eguaglianza rispetto ad essi, relativamente alla dipendenza dall’ecosistema planetario, quale che sia l’apparente superiorità dell’influenza umana sul territorio”. (Gilles Clèment,2013, Giardini, paesaggio e genio naturale) Pertanto creare comunità sostenibili significa “modellarle su ecosistemi già esistenti, quelli naturali. Dato che la caratteristica principale della biosfera è la sua capacità di sostenere la vita, una comunità umana sostenibile deve essere disegnata in modo tale che i suoi stili di vita, la sua economia e le sue tecnologie non interferiscano con questa capacità della natura di sostenere la vita”. (Fritjof Capra,2013, in Costruire sostenibilità: crisi ambientale e bioarchitettura)
L’uomo prima di agire deve comprendere, capire le dinamiche naturali. E’ necessario che egli si metta in ascolto di ciò che Gilles Clèment chiama “genio naturale”, cioè della “capacità, propria delle specie animali e vegetali, di regolare naturalmente i loro rapporti al fine di potersi sviluppare al meglio nella dinamica quotidiana dell’evoluzione”.(Gilles Clèment,2013, Giardini, paesaggio e genio naturale) L’uomo, pertanto, ”dovrà così accettare la formidabile collaborazione della natura quale coautrice della sua opera” (Gilles Clèment,2013, Giardini, paesaggio e genio naturale) limitando il suo intervento a “fare il più possibile con, il meno possibile contro”. (Gilles Clèment,2013, Giardini, paesaggio e genio naturale)