“Cambiamenti climatici degli oceani”

 di Carmine Nardone

I cambiamenti climatici, sotto il profilo scientifico, hanno suscitato sempre dibattiti molto accesi. Spesso Autorità politiche hanno fatto ricorso a studiosi di “comodo”, pagati per rafforzare una tesi piuttosto che un’altra. Particolarmente significativi risultano tutt’ora  due saggi pubblicati   nel 2014 sui cambiamenti degli oceani. L’attività‘ dell’uomo sta innescando rapidi cambiamenti climatici di proporzioni simili alle grandi catastrofi naturali del passato (come grandi eruzioni vulcaniche e cadute di meteoriti) che hanno portato gli ecosistemi al collasso. Lo sosteneva un articolo di due ricercatori, l’australiano Ove Hoegh-Guldberg dell’Universita’ del Queensland e l’americano John Bruno dell’Universita’ della North Carolina, pubblicato su Science, che dedicava una sezione speciale ai cambiamenti degli oceani. ”Ci sono prove schiaccianti – scrivevano gli studiosi – che le attività umane stanno innescando cambiamenti rapidi di proporzioni uguali a quelle di grandi eventi del passato”. Appena gli oceani hanno cominciato ad assorbire crescenti quantità di calore e anidride carbonica, proseguono i ricercatori, la loro acidità è aumentata e in alcuni luoghi la circolazione è diventata più lenta. Questi effetti hanno avuto ripercussioni sulle dinamiche delle reti alimentari, gli habitat delle specie, la distribuzione delle specie e la frequenza delle malattie. Sebbene vi siano incertezze sugli impatti spaziali e temporali dei mutamenti climatici, questi, sottolineano i ricercatori, stanno ”alterando chiaramente e fondamentalmente gli ecosistemi oceanici”. Ulteriori cambiamenti climatici, avvertivano i due studiosi, “continueranno a creare altre ed enormi minacce e costi alti per tutte le società del mondo ma a pagare il prezzo più alto saranno i Paesi in via di sviluppo”.
Il commento non è nel merito, condivisibile, ma nel ricordare una grande studiosa italiana, Laura Conti, che già agli inizi degli anni ’90, aveva analizzato in particolare il ciclo del carbonio mettendo in evidenza tutti i rischi segnalati nei saggi citati. la consapevolezza scientifica esiste da tempo.  Il ritardo imperdonabile è quello di una non adeguata  consapevolezza politica degli eventi climatici da parte delle classi dirigenti del Mondo.

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