Paesaggio e percezione

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a cura di

  Imma Florio, Rossana Maglione, Francesco Nardone e Simone Razzano.

 

 

Il paesaggio, secondo i riferimenti teorici più accreditati e recenti, in qualche modo non è rappresentativo solo della realtà: le soggettività e le comunità locali producono un effetto ‘senso’ del paesaggio. Si può dire, in altri termini che il paesaggio comprende sia la realtà che l’apparenza ‘percepita’ della stessa.  Il confronto scientifico però non è stato così lineare. Spesso è stato esasperato in merito ad un rischio di ambiguità  dello stesso significato di ‘paesaggio’ e alla contraddizione  tra percezione  e funzionalità ecologica. Sotto questo profilo un significativo contributo è sicuramente quello di P. Fabbri (2010) orientato al superamento ‘dell’antinomia tra le due idee di paesaggio oggi più diffuse, quella geo-ecologica e quella estetico percettiva, considerando il paesaggio come una forma di organizzazione in cui esista un’implicita relazione tra i suoi vari elementi (nel primo caso di tipo ecologico, nel secondo di tipo percettivo), permettendo così, in ambedue i casi, di descrivere e valutare l’organizzazione paesaggistica attraverso le regole della topologia delle reti’. La ‘percezione’ non è naturalmente univoca nelle stesse comunità locali.

La ‘percezione’ può variare tra i diversi soggetti in rapporto a numerose variabili (sesso, età, condizione sociale, ecc.) ed è fortemente condizionata  dagli interessi  nonché dal carattere della comunicazione. La percezione ‘negativa’ può prescindere dalla qualità intrinseca di un paesaggio ed accentuata da una comunicazione indistinta non veritiera (Campania -camorra rifiuti, abusivismi ecc.) e dalla non conoscenza dei beni culturali dei singoli paesaggi. I servizi televisivi trasmessi in tutto il mondo sulla crisi dei  rifiuti non ha fatto distinzioni ed ha accomunato in senso ‘negativo’ tutti i paesaggi a prescindere dello stato reale delle condizioni materiali. Comuni virtuosi e realtà negative percepite allo stesso modo.  Nei numerosi incontri internazionali molto lavoro  era dedicato a far comprendere agli interlocutori che Benevento non era un quartiere periferico di Napoli.  L’obiettivo di accrescere la percezione ‘positiva’ è un punto decisivo di un processo di  sviluppo locale. Il Sannio non potrà mai essere promosso da una campagna standardizzata di carattere nazionale o regionale incapace di cogliere specificità e originalità territoriali.

La globalizzazione e i social network introducono nuove percezioni virtuali verso anche nuovi paesaggi, d’altra parte attenuano la ‘percezione identitaria’ locale classica.

Gli effetti dei social network sono ancora tutti da esplorare e da analizzare, si possono solo evidenziare alcune dinamiche:

  1. a) crescita esponenziale nella rete dei ‘racconti’ paesaggistici su scala globale (foto, filmati, testimonianze ecc.) che alimentano conoscenza e curiosità, seppur in maniera virtuale, per un numero illimitato di paesaggi;
  2. b) rideterminazione dei rapporti virtuali tra le popolazioni emigranti e le terre di origine, destando rinnovate emozioni e diversa percezione del paesaggio d’origine;
  3. c) definizioni di nuove app in grado di accrescere la conoscenza delle originalità paesaggistiche e di facilitarne l’apprezzamento e l’interazione con le ‘eccellenze’  territoriali al fine di studio e turistico.

Questa nuova dimensione della società della conoscenza e dell’informazione, naturalmente non è esente da rischi: tecnologie di massa e ignoranza nella società della conoscenza (L. Gallino 2007). La percezione in quanto tale, senza  radici culturali, rischia di diventare  sterile  e incapace di cogliere le nuove potenzialità (nonché facile preda delle manipolazioni), come pure l’innovazione, le nuove tecnologie,  senza una guida rigorosa verso la sostenibilità,   possono compromettere   le stesse prospettive   accrescendo squilibri e devastazioni  (L. Gallino 2007).

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