IMPIEGO DEI PROBIOTICI IN CAMPO UMANO

[di Maria Luisa Varricchio]

Dal moderno concetto di equilibrio dinamico tra microflora, nutrizione e ospite nasce la possibilità di utilizzare batteri per migliorare la salute dell’uomo. Si tratta di un approccio non nuovo, visto che Metchnikoff lo enunciava nel 1907, partendo dalle proprietà fermentative del Lactobacillus bulgaricus, da egli stesso scoperto. Per anni nel mondo, e particolarmente in Italia, sono stati usati batteri per la terapia della gastroenterite acuta. I cosiddetti fermenti lattici sono stati tra le più frequenti strategie terapeutiche utilizzate partendo dall’ipotesi del ripristino della flora intestinale dismicrobica e l’Organizzazione Mondiale della Sanità prospetta il ricorso all’uso terapeutico di batteri per superare i crescenti problemi legati al diffondersi delle resistenze agli antibiotici nei batteri patogeni (Guarino e Bruzzese, 2001).
Un numero sempre crescente di studi ha reso evidente che i batteri probiotici sono in grado di influenzare positivamente lo stato di salute, grazie alle numerose attività da loro svolte, in particolare: il mantenimento di un giusto equilibrio nella microflora intestinale, la protezione contro patogeni intestinali e la modulazione della risposta immunitaria che sembrano portare ad un miglioramento nelle allergie alimentari, disturbi autoimmuni, eczema atopico, diarrea del viaggiatore, infezioni da Candida (figura 1) (Fuller 1989; Ballongue 1993; Sanders, 1993; Hilton et al., 1995; Salminen et al., 1996; Majamaa et al., 1997; Walker e Duffy 1998; Kalliomaki et al., 2001). Gli effetti positivi legati all’utilizzo dei probiotici concretamente dimostrati sono sostanzialmente riconducibili alla prevenzione ed al trattamento di diarree e gastro-enteriti causate da rotavirus e nella riduzione degli effetti collaterali legati all’uso degli antibiotici, che si prestano a molte considerazioni critiche (Arvola et al., 1999; Vanderhoof et al., 1999; Guandalini et al., 2000; Szajewska et al., 2001).
Alcuni autori hanno suggerito l’impiego di Lactobacillus casei GG aggiunto allo yogurt, per curare la diarrea associata al trattamento da antibiotici, la cui somministrazione, come è noto, può portare ad uno squilibrio microbico con netta riduzione della flora intestinale “benefica”, principale responsabile della resistenza verso la colonizzazione dei patogeni. I risultati di questo studio hanno mostrato che il gruppo che ha ricevuto il probiotico insieme all’antibiotico ha mostrato minor diarrea rispetto agli individui che hanno consumato solo yogurt pastorizzato come controllo (Siitonen et al., 1990). Studi sperimentali hanno dimostrato che alcuni ceppi di Lattobacilli possono prevenire o diminuire disordini della permeabilità intestinale. È stato, infatti, visto che l’esposizione prolungata a latte vaccino induceva un aumento della permeabilità intestinale in ratti allo svezzamento, che veniva soppressa quando insieme al latte veniva somministrato L. casei GG. Questi studi dimostrano che la stabilizzazione e la funzionalità della barriera intestinale può essere migliorata dalla presenza nel lume intestinale di alcuni ceppi di Lattobacilli (Isolauri et al., 1993). Numerosi studi suggeriscono inoltre, che l’utilizzo dei probiotici può avere benefici effetti nel trattamento di malattie infiammatorie dell’intestino (morbo di Crohn e Colite ulcerative); della sindrome del colon irritabile; della carie dentali e delle infezioni da Helicobacter pilori (Aiba et al., 1998; Gorbach, 2002). L’incidenza del morbo di Crohn, della colite ulcerosa e della sindrome infiammatoria intestinale, è in continuo aumento nei Paesi industrializzati. I cambiamenti nello stile di vita, inclusa una maggiore igiene e una riduzione nel consumo di cibi contenenti fermenti batterici, possono alterare il giusto equilibrio microbico necessario per lo sviluppo di un corretto sistema immunitario intestinale (Shanahan, 2004). Ciò può portare alla comparsa di reazioni immunitarie verso la flora batterica intestinale, che si ritengono essere il primo passo che conduce allo sviluppo della sindrome infiammatoria intestinale e di altri disordini legati ad una errata risposta immunitaria. Tra i diversi effetti benefici esercitati dai probiotici, molto importante è la loro capacità di interagire con il sistema immunitario (Salminen et al. 1998). Vi sono numerose evidenze che suggeriscono un’azione stimolante dei batteri acido lattici sulla risposta immunitaria sia innata sia acquisita, sulla funzione linfocitaria, sulla produzione di anticorpi e della citochine (Perdigon et al. 1991; Matsuzaki et al., 1998; Pessi et al. 2000). Numerosi studi hanno evidenziato che il trattamento con alcuni ceppi di probiotici è in grado di potenziare la risposta immunitaria antigene-specifica nei confronti di infezioni naturali e immunizzazioni. L’effetto si esplica essenzialmente sulla produzione di IgA a livello delle mucose (Perdigon et al., 1991). L’aumento della produzione di immunoglobuline da parte dei probiotici è stato osservato, oltre che nei topi anche nell’uomo (Tejada-Simon et al., 1999). Dalle molteplici funzioni ascrivibili ai probiotici si può facilmente intuire come sia vasta la loro possibilità di utilizzo clinico, anche se non tutte sono supportate da evidenze scientifiche. L’efficacia dell’utilizzo dei probiotici varia a seconda della patologia considerata, e per alcune condizioni patologiche il trattamento con probiotici va considerato un coadiuvante ad altre terapie.

 

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